lunedì, maggio 05, 2008

 

Roba da chiodi o Intervento a Chianciano


I risultati del voto sono quelli che sono: Berlusconi ha vinto soprattutto grazie ai voti della Lega, che mi risultano piuttosto scontati e annunciati. Infatti basta vivere in mezzo al popolo quotidiano, al popolo cosiddetto spicciolo, per conoscere il livello di insofferenza che è stato generato in Italia rispetto alle problematiche che l’immigrazione pone. Il problema non è di volere o non volere gli extracomunitari al nostro fianco, nei ristoranti, nei cinema o in qualunque altro luogo; il popolo italiano è invece assai generoso e poco razzista. Il problema è la solitudine totale nella quale la gente comune si trova ad affrontare tutte le conseguenze che la convivenza comporta. Fin troppo facile, per una forza politica, cavalcare lo scontento, la paura, il senso di ingiustizia che politiche irresponsabili e superficiali hanno creato e sostenuto. Il fenomeno dell’immigrazione dal sud al nord del mondo, è un fenomeno sociale e come tale non può essere proibito ma deve essere governato con certezza del diritto e con politiche lu(/o)ngimiranti.

Non votano solo gli imprenditori, gli uomini politici, i laureati; votano tutti, votano milioni di persone che malgoverno e colpevole carenza democratica hanno tenuto e tengono nell’ignoranza politica più completa. Esiste una Italia che gran parte della classe dirigente e politica non conosce e non considera; un’ italia di giovani e meno giovani che lavorano le loro otto e spesso nove ore al giorno rincorrendo la rata del mutuo, la bolletta in scadenza, in lotta ogni giorno per qualche decina di euro. Quando sento parlare dei “nostri giovani”, dei “nostri figli”, che sono bamboccioni, che non si adattano ad accettare i lavori che vengono loro proposti, che stanno in casa fino a trenta anni e oltre mantenuti dai genitori, mi chiedo se chi ne parla sa che sta in realtà parlando dei suoi figli, dei figli di una classe privilegiata. I miei figli, e con loro milioni di giovani, lavorano da quando hanno sedici anni, si adattano a tutto, sono autonomi nonostante le emormi difficoltà che incontrano, e lavorano tutti i giorni e tutto il giorno spesso per trovarsi gli ultimi giorni del mese a non avere i soldi per mettere la benzina per andare a lavorare.
Guardano alla politica come ad un oggetto misterioso che macina milioni di euro senza produrre un granchè. Se non si riesce a raggiungerli e a comunicarci non ci sarà da stupirsi dell’aumento dell’astensionismo da una parte e della deriva destrorsa e leghista dell’elettorato dall’altra.
Già molti decenni fa nei suoi studi Reich, e non solo lui, individuava nel connubio tra sofferenza economica e proibizionismo sui temi oggi chiamati eticamente sensibili una spinta determinante nell’affermarsi di regimi autoritari e di ideologie sfasciste; questo si collega al discorso sulle politiche neonataliste e sulla cosiddetta bomba demografica.
Il centrodestra ha vinto sui temi della legalità, della criminalità, della sicurezza. La sinistra non è stata capace in cinque anni prima e due poi neanche di cominciare ad affrontare questi temi. Così ci ritroviamo in un’Italia che nel 2008 tratta ancora due temi centrali per la questione sicurezza, cioè il commercio clandestino di droghe e l’esercizio clandestino della prostituzione come negli anni ’50. Clandestini poi, per modo di dire; il commercio delle droghe avviene nelle piazze nelle strade nelle manifestazioni estive in modo evidente, ma senza controllo; altrettanto si può dire della prostituzione, che oltretutto spesso sconfina nella riduzione in schiavitù.
Una forza politica laica e liberale deve affrontare i temi della legalizzazione delle sostanze stupefacenti, a cominciare dalle droghe leggere, o non droghe, e della prostituzione, sapendo di dare in questo modo una batosta formidabile alle mafie e agli interessi miliardari non dei piccoli spacciatori ma dei grandi trafficanti, quelli che sul proibizionismo hanno costruito una fortuna e un impero. Sapendo di generare in questo modo una diminuizione dei processi e delle carcerazioni; non perché drogarsi o intrattenere rapporti con le prostitute. sia un diritto. Sono facoltà che l’uomo ha sempre avuto, sono fenomeni che hanno accompagnato tutte le civiltà delle quali si ha ricordo. Si tratta di limitare le ricadute negative che possono essere generate dal soddisfacemento di queste facoltà. E non è certo con le schiave minorenni sulle strade e con le pasticche di non si sa che vendute liberamente all’ingresso delle discoteche che se ne limitano le conseguenze negative, anzi.
Facoltà di drogarsi, facoltà di prostituirsi o intrattenersi con le prostitute; sembra quasi ridicolo doverne discutere oggi, eppure due governi di centrosinistra sono trascorsi, e niente nelle vigenti leggi è stato migliorato; oggi dobbiamo sentire Fini, uno degli estensori della pessima ultima legge sul consumo di sostanze stupefacenti, dirci che uno dei primi atti che compirà come Presidente della Camera sarà quello di dotarsi di una sala fumatori; e perché non, seguendo la stessa logica, di una narcosala?
Specialmente per quanto concerne le droghe leggere, le non droghe, sono da ogni punto di vista equivalenti, quanto a pericolosità effettiva, anzi meno dannose di droghe legali come caffè o tabacco. Come ben sa Fini, che è un tabagista incallito, un nicotinodipendente, in parole povere, un drogato.
“Drogarsi” è uno dei primi atti compiuto dall’uomo, probabilmente per caso, vista la quantità di sotanze droganti esistenti in natura. Se mescolare al tabacco una cima di canapa è drogarsi, è altrettanto drogarsi prendere un caffè o alzarsi dal tavolo del ristorante per fumare una sigaretta.
La legalizzazione delle sostanze stupefacenti, insieme a quella della prostituzione, diminuirebbe drasticamente la microcriminalità e toglierebbe ai mafiosi locali la possibilità di assoldare, sfruttare e diseducare un numero assai alto di extracomunitari che trovano nella malavita una possibilità di sopravvivenza.
Il tema del proibizionismo su droghe e prostituzione, ma non solo, è molto più centrale di quanto possa sembrare, perché riguarda una grande percentuale dei reati e delle carcerazioni, una ancor più grande percentuale dei guadagni della malavita e della mafia, e crea una frattura tra giovani generazioni e forze dell’ordine, oltre ad essere un ennesimo fatto di classe, tanto che mentre ai ragazzi si ribadisce il divieto assoluto di coltivare anche una sola pianta di canapa sulla propria terrazza contemporaneamente, nelle notizie di cronaca, troviamo ribadito il fatto che droghe e prostituzione sono non solo concessi ma sono stili di vita per tutto il mondo dell’apparenza televisiva, di spettacolo e politica.
E’accaduto infatti che il 24 aprile scorso, a Roma, i supremi Giudici della Corte Costituzionale , a corti riunite, hanno rigettato le sentenze precedenti e hanno stabilito, in piena sintonia con la linea politica espressa dagli ultimi risultati elettorali, che il proibizionismo in Italia non ha fatto abbastanza danni. E' secondo loro opportuno persistere e perdurare in un'ottica punitiva e coercitiva che entri nel privato degli individui censurando un fatto totalmente privato e privo di ogni conseguenza sugli interessi dei terzi, quale la coltivazione domestica di una pianta, la canapa, che vedeva l'Italia, agli inizi del Novecento, seconda nazione nel mondo, dopo la Russia, per la produzione.
Tenendo conto che di canapismo non è mai morto nessuno, ma che anzi la canapa, in ogni sua varietà, ha dimostrato proprietà terapeutiche avanzate, oltre a una gamma di usi varia ed inconsueta, non è più tollerabile una simile follia legislativa; gli effetti che essa produce sono controproducenti e dannosi; se si può discutere sulle modalità di legalizzazione delle droghe, non è possibile permettere la demonizzazione di un atto innocuo e personale come la coltivazione di una qualsiasi pianta sul proprio balcone o giardino.
Per questo per me l’effettivo ingresso in Parlamento di Rita Bernardini, con il suo record di disobbedienze civili, rappresenta un raggiungimento e, insieme a Donatella Poretti e a Marco Perduca una garanzia per la lotta antiproibizionista radicale. La dichiarazione di Rita Bernardini, là dove dice: “. . . in attesa di una profonda riforma della legge sugli stupefacenti, così come modificata dal duo Fini-Giovanardi, e di un'iniziativa per la quale ci faremo virus nel PD . . . “ mi conforta, perché so che questa è una promessa che sarà mantenuta. Ne è garanzia la storia politica di Rita, trascurata colpevolmente dai media sempre a caccia di notizie sensazionali ma sempre pronti a operare una rimozione sociale dei radicali; mentre si sbandierano condanne, bilanci e vite private di parlamentari, su nessun giornale si legge la storia dei trenta processi per disobbedienza civile sui temi della legalizzazione delle droghe leggere e dell’accesso ai preparati terapeutici derivati dalla canapa, i trenta processi di Rita, che hanno finora prodotto sentenze ognuna diversa dall’altra, fatto questo che dovrebbe interessare tutti quelli che di giustizia dicono di occuparsi, dato che la legge sugli stupefacenti in Italia è applicata secondo l’arbitrio dei giudici locali, e la legge è tutto meno che uguale per tutti.
Una forza politica laica liberale socialista e radicale non può e non deve aspettare a dare una risposta sensata a milioni di consumatori per lo più innocenti, e la risposta, dopo anni di esperimenti desolanti di proibizionismo, non può essere altra che riprendere e rilanciare la battaglia antiproibizionista radicale, dando sostegno, forza e coraggio alle altre forze antiproibizioniste che non hanno trovato ancora sponde nei loro uomini politici.
Viva il Satyagraha 2008 per la pace la democrazia la libertà!
Viva la Rosa nel Pugno!
Viva gli antiproibizionisti radicali nonviolenti!Qui va il testo nascosto

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