martedì, dicembre 05, 2006

 

I Santi, i Morti e il resto dei giorni/3

E poi sono andato all’Assemblea annuale della Enzo Tortora di Milano. 'Sti buchi di culo di meneghini ciànno la sede, mica noi, e storica la sede, da tott’anni, e vissuta, e pure vicino a casa mia. Erano invitati anche Cappato e la Bernardini, ma hanno dato forfait perché forse ciavevano da ammazzare Welby. Però c’erano il Mecacci e De Lucia. Il primo ha detto: Mala tempora currunt! Viva l’America! Il secondo che le liste in Congresso mica le fa lui, cosa gliela vanno a menare? e comunque agli “intellettuali” preferisce gli “operai”. E c’era la Maria Antonietta Coscioni, reduce dalla copertina di Radikalna Strana, che s’è messa lì bellina bellò e a chi accusava 'sti “romani” di far perdere tempo all’assemblea ridicendo le solite cose e che invece ascoltassero ha detto: “Ciavete ragione”. Ma intanto c’erano i tortorini che si facevano i cazzacci loro, cazzi che sono risultati più interessanti di quanto credessi anche per uno come me che, oltre a essere dubbiamente eterosessuale (ma dalla mente davvero poco ospitale), delle beghe di quassù nulla sa e a ‘st’assemblea c’è stato solo la mattinata. Eddunque.

Si inizia con un bel dibattito sul regolamento dell’assemblea. Ordinato, rapido, sapido. Siamo radicali, olé. Il tesoriere uscente ha detto che la sede è sotto sfratto da cinque anni, che l’ufficiale giudiziario li va a trovare ogni tre mesi, che la scuola elementare con cui condividono il palazzo pur di buttarli fuori aveva cambiato la serratura e che a lui gli è toccato spendere 250 euri di fabbro per farsi aprire la porta senza scassinarla. Nel frattempo Armando Crocicchio distribuiva volantini che asserivano che un noto compagno dal doppio cognome è una faccia di merda e Joseph Levi sbraitava non so che da sotto il cappellino nerazzurro. Il segretario Valerio Federico ha letto la sua relazione, senza perizia oratoria ma con notevole passione; m’è piaciuto; rispondeva ad accuse a quanto pare mossegli da Litta Modignani di “dilettantismo politico” e si riproponeva come segretario. Intanto, ogni tanto, suonava la campanella della scuola di cui sopra. Poi sono intervenuti due sdini, uno giovanile – che ha detto che bisogna riavvicinare la politica alla gente -, uno senile – che ha detto che formazioni recenti come i Radicali da soggetti politici antichi come quello socialista che affonda le sue radici nell’800 hanno solo da imparare – e dietro di lui Strik Livers che sghignazzava che noi veramente le radici si affondano nel ‘700. E poi un militante coi capelli bianchi che si è candidato alla segreteria in concorrenza col Federico. Ganzo! Non lui, il fatto che concorrano così. Ma bravi eh, tutti e due. Chi avrà vinto?

Al che è arrivato Lucio Berté, con la catena ancora al braccio, che dice “S’è vinto!” e tutti acclamano. S’è vinto cosa? pensa lo sperduto Braccini. S’è vinto che la Regione Lombardia, anche in seguito allo sciopero della fame con incatenamento nonsoindo’ annesso del Berté ha infine istituito la figura del garante per i minori. La nonviolenza sul territorio. Poveri minori. Viva Berté! Un giorno, lo so, ci faremo arrestare insieme e sarà bellissimo. E Berté (si è capito che è il mio eroe?) conclude, in riferimento allo sciopero per Welby, rammaricandosi di non avere due stomaci per poter fare due digiuni alla volta. Olé.

Ma è giunta l’ora di desinare, io ciò ospiti a casa, la notte l’ho fatta bianca a giocare e il pomeriggio lo passerò in macchina verso Patria. Perciò me ne vado e corro a prelevare il mezzo parcheggiato in disobbedienza incivile prima che qualcuno mi eterodenunci.


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