domenica, dicembre 02, 2007

 

Ignavia è schierarsi purchessia

0.

Anch'io voglio citare il nostro compagno e maestro Luigi Tanfani, e voglio dirvi che stanotte, nel cuore della medesima, mi sono svegliato incazzoso e ho decretato che - siete tutti una banda di coglioni.
E quando dico tutti voglio dire proprio tutti. Dall'adorata Rita, passando per lo stimatissimo Bacchi e per l'ottimo Bedarida, per Maestro Pannella e per l'amatissima dina, per pinco e per pallo, per tizio e per caio – senza dimenticare quello stronzo di Sempronio – e finendo col Braccini.
Mi sono svegliato incazzoso al suono interiore dell'interrogativo postomi implicitamente (e esplicitamente) da entrambe le parti in causa: “Ma tu da che parte stai?”
Dalla mia, oh grandissime teste di cazzo.

1.

[De-luso o Fori-mea che dir si voglia]
Sono stanco e deluso. Che sia stanco non stupirà nessuno. Che sia deluso, bisogna riconoscerlo, è una novità.
Dopodiché verranno i simpaticoni dalla formuletta pronta a ricordare che “è deluso chi si è illuso” e la majala della loro mà. Da ragazzo anche a me stava sulle palle la retorica pro meravigliose “illusioni” (per non dire degli odiosissimi “sogni”), nel nome della realtà, di ciò che si tocca, si fa, del “realismo” (in tutti i sensi), della non ruffianeria – e della non fuga – rispetto alla vita; poi, l'accezione ottocentesca di gioco di prestigio, e soprattutto quella tecnico-teatrale secentesca francese (niente di meno) come nella Illusion comique di Corneille – mi ci hanno pacificato; per finire col senso etimologico che, stravolto qua ai miei loschi fini, fa sì che “illudersi” voglia dire qualcosa come “mettersi in gioco”.
Beh, FORIMEA bimbi! Spigo? Fiasco? Non lo so, ma intanto fori mea.
Un aneddoto inutile. Nel '93 leggevo "il Giornale" e mi sentivo montanelliano (dettagli su un vecchio thread di radicali.it, se mai lo ripesco). A fine '93 il fattaccio della discesa in campo del Berlusca e, fra l'altro, il suo famoso discorso alla redazione del (quasi) suo (di suo fratello) "Giornale" di Montanelli. L'Indro, sdegnato, lascia la sua creatura e ne lancia un'altra, intitolata nientedimeno (e due) che “La Voce”; dal link potete capire quanto fossi esaltato. Se non che, il Monta che mi combina? Che prima, critico, fiero, narciso, dava consigli al Berlusca in punta di fioretto considerandolo pubblicamente il fratello dell'editore; di poi, gonfio, tronfio, narciso, gli mena a clavate (i termini sono d'epoca) dicendo che, certo, in realtà era lui il vero editore del suo Giornale, che lui lo aveva “capito” solo da ultimo (ah beh) e che allora e per questo si era sdegnato, non per altro.
Oh, ciavevo diciottanni appena compiuti, è una cazzatina davvero microscopica, ma fui deluso.
Il correlativo contemporaneo di questo aneddoto inutile. Pannella è incazzato. E vabbè. Ma con chi? Con qualcuno che, come al solito, come in passato, io non conosco abbastanza per poter sapere chi cià ragione e chi torto? No, Pannella è incazzato col Marco Cecchi, liberopisano, il quale ha effettivamente scritto (e io l'ho letto) delle cose inqualificabili su un noto thread di radicali.it. E Pannella che gli dice? Che ha scritto delle cose inqualificabili? No, dice che allora si capisce come mai a Pisa, alle comunali del duemila-e-non-so-quando, la lista capeggiata dal Cecchi abbia preso così pochi voti, che vuol dire che “lo conoscevano”. Ora, io c'ero, quella era nientedimeno (e tre) della Lista Coscioni, della Prima Lista Coscioni Mai Vista In Italia – e per giunta Alleata Col CentroDestra – A Pisa – E Con Una Copertura Mediatica Tale Che Del Comizio Con Pannella Bernardini Capezzone Cappato (spettatore braccini) Non Si Trovò Traccia Sui Giornali MAAAi.
Oh, ciò trentunanni suonati, è una cazzatina che non mi riguarda nemmeno personalmente, son deluso.
Son deluso perché per quanto mi riguarda Pannella Non Deve Mentire Mai. Se vuol essere il mio eroe, per carità, sennò resterà comunque un mio stimato, venerato, persino amato Maestro, in-di-spen-sa-bi-le, ma anche maestro di visceral menzogna – quella che odio di più, la più inutile e vana, quella dei litigi in famiglia, degli sbrocchi coniugali, della tragedia grottesca.
De-luso=ex-in-luso. Mettersi in gioco, come sono dal 2001, da quando per la prima volta in vita mia mi sono iscritto ad una associazione politica, anzi due, le due che “ho fondato”, delle quali sono fra le prime dieci tessere: l'Andrea Tamburi e Radicali Italiani.
Nabokov si vantava ad ogni risvolto di copertina di non essere mai stato iscritto a nessuna associazione – politica, bocciofila, pedofila, e via ironizzando – MAAi. Nabokov era un pazzo fottuto incapace di spiccicar parola in pubblico (e “dittatore assoluto” delle proprie parole in privato): per tenere le sue lezioni alla Ithaca University, dove sbarcò il lunario, prima le registrava e poi arrivava in aula, si metteva in cattedra ed accendeva il mangianastri standosene a braccia incrociate. (Scene degne di Lewis Carroll). Facile idEosincratizzare in antonomasia di indipendenza le proprie menomazioni psichiche. Avrei potuto farlo anch'io, sapete, e starmene fuori gioco senza mai essere degiocato, cazzo credete.
Beh, basta, mi sono rotto il cazzo. Il primo gennaio riproverò infine (o inmezzo) l'ebbrezza di non essere iscritto a nessun partito ed a nessuna associazione politica (bocciofile e pedofile, mai frequentate – peccato).
Il 2 gennaio, è un altro giorno.

2.


[Che è successo? Boh. Ti ricordi Riccione?]
Alla Tamburi di sabato, prima volevo fare un intervento su nientedimeno che (e quattro) “Il senso della militanza”. Volevo chiedermi e chiedere se a Pannella, noi, gli si dà noia (delucidazioni più sotto, forse). Volevo fare una bella pappardella su certa sensibilità “novantesca” (parola brutta come la relativa sensibilità) che ha permeato me, il Capez, e il nostro movimento durante i Novanta (paura). Volevo dire Forimea in modo più utilmente idEosincratico, e persino delicato.
'Un ce la fo, ve lo dico così.
Il senso della militanza. Ha senso militare ancora? Voglio dire: la militanza è utile a quel che vuol fare? E dopo questo tipo di scazzi? (Mi hanno fatto incazzare, lo dico confusamente ma reciso, la mancata analisi da parte della dirigenza accusata dalla famigerata lettera - soprattutto in un primo momento - dei vari gruppi riconoscibili a colpo d'occhio fra i firmatari: al netto dei soliti lanciamerda, perlomeno la distinzione essenziale fra i regionalisti del Nord e i toscani, quest'ultimi poi, una volta “riconosciuti” - ma nel più banale dei sensi -, trattati come casi di “ingenuità” da pedagogizzare – mavvaffanculovai - e poi come “rientrati” - idem, perché da un lato non c'era nulla da far rientrare - nessuna opposizione ideologica e nemmeno organizzativa, questioni di giudizi politici e di verità interna -, dall'altro non è rientrato un cazzo, non si è ammessa nessuna delle proprie bugie anzi si è detto: scusatevi per essere stati mandati a fanculo; le parole non si sputtanano? E le bugie?)
Tutti quelli in vena di buoni consigli (legione) dicono chiaro e tondo che bisogna schierarsi. E io, deluso, non voglio certo deludere lorsignori. Eddunque tu da che parte stai? Dalla mia, emerite teste di cazzo. Che è la più confusamente vicina all'inutile verità.
Ma, a proposito, cos'è successo al movimento da quando ci sono entrato io (gennaio 2001)? Nel disordine: tronata finale alle elezioni del 2001 con campagna Coscioni e cinque denti della Bonino, a Genova assistiamo malcommentanti al fottimento culturale di una generazione travestito da sospensione dei diritti civili, fondazione di Radicali Italiani Capezzone segretario, 11 settembre, fioccano le associazioni in tutta Italia, è resistenza ma resistenza in crescita organizzativa. Per quattro anni incontrastata segreteria Capezzone (casi Dupuis a livello transnazionale e Della Vedova a livello italiano) con gran disperazione di grandi vecchi come Bandinelli. La sensibilità che ho chiamato novantesca impera: dagli al no global, maledetti comunisti ci avete rovinato il liceo, pseudoanticonformisti puzzoni (tutta roba vera, peraltro), viva l'ammerica anche quando bombardicchia qua e là, neocons è quasi neorad (questa un po' meno, ma ha il suo perché) etc.
Nel 2005, a Riccione, dopo la Fiuggi estiva con gli sdini, si dà il via alla Rosa nel Pugno: Bordin, timidamente, in una commissione, fa notare che forse sarebbe meglio farla con “tutti” i socialisti senza lasciare agli sdini il monopolio del dialogo con psini e compagnia; ma soprattutto fa notare che forse sarebbe meglio un cambio di segreteria, visti i toni che l'ottimo Capez aveva avuto nei confronti di qualsiasi forma di “sinistra” (termine che fra noi è comunemente sociologico) – ma non ce lo inculiamo nessuno, ecciaveva ragione invece ciaveva, a ripensarci oggi sembra così ovvio; io, personalmente, avevo una tale fiducia in Daniele che lo credevo capace di elaborare dialetticamente il dibattito di quegli anni, gli aggiustamenti di tono (ad esempio rispetto alla citata Genova, ma soprattutto rispetto all'Iraq grazie ad Iraq Libero) che erano stati soffusi, graduali, ma alla fine piuttosto netti.
La Padova1 del 2006, con tanto di Casa Pannella prima-durante-e-dopo è quasi ancora cronaca. Torna Spadaccia. E al primo Comitato dell'annata, nel suo intervento Bandinelli dice di sentirsi come quando si riapre una vecchia casa in cui non si andava da tanto tempo, e si riconoscono i mestoli, ci si commuove per i romaioli al loro solito posto etc
Poi il Capez Non fa la “scissione interna” propostagli da Rita, non vota il Governo, fonda Decidere, c'è la famosa Mozione (anzi il famoso Emendamento Pannella, quello in cui, fra altro, si dice che il Capez ha “criticato” il Governo, ohibò), la famosa lettera (“violenza” etc), Padova2, lo scombinato tramino regionalista-nordista, tutti gli scazzi di cui prima.
E chi è che ha qualche idea su cosa fare adesso?

3.


[Voglio una bella tabellina]
L'attuale situazione politica italiana è del più puro politicismo, che qualcuno con una capacità sovrumana (o perlomeno di parecchio sovrabraccina) di buon viso chiama Primavera; c'è movimento (=caos), e c'è bisogno di fiuto e spregiudicatezza (a fin di libertà, s'intende), cioè di Pannella.
Ora, organizzativamente, non per ripetere, ma per sapere: ma a Pannella il nostro attuale tipo di organizzazione politica interna – gli dà noia? No, dico sul serio, era meglio nei Novanta con un coordinatore nazionale e amen? Le sue iniziative, sia di merito, sia di politicismo, gli funzionavano meglio? No, perché allora si fa a quel modo lì, basta saperlo.
Per quanto mi riguarda, per dare un giudizio vorrei tanto, tanto sapere se al variare del numero degli iscritti alle associazioni locali corrisponde un proporzionale cambiamento di voti in quel territorio. Mi ricordo che una volta il Capez venne a Firenze e ci squadernò sotto gli occhi un fantastico grafico con due linee, una che indicava le nostre presenze in tv ed una con i sondaggi che ci riguardavano: oh, le due linee variavano in modo praticamente parallelo! (Viva viva il Grande Bue Prodigo! E quando tornerà da noi, dagli al vitello grasso! - ops?)
Ecco, io vorrei tanto, tanto una bella tabellina, un bel grafichetto di quel tipo, con le linee che però (devono essere almeno tre) indicano, di anno in anno (o di mese in mese), il numero di iscritti alle associazioni locali, quello degli iscritti a Ri ed agli altri soggetti dell'area, e una linea dedicata al sondaggetto nazionale e locale, annuale e fin mensile. Esiste qualcosa del genere? No, ma tutto quel che vorrei sapere, per iniziare, è se è fattibile (se 'sti dati bruti son ricavabili) e a dire il vero la risposta credo che sia sì (boh, bah, beh – non valgono).

4.


[Sarà una Tamburi zoppa?]
Al Congresso sono stato il primo (o addirittura l'unico?) a proporre Rita alla segreteria. Non per far finta di essere il queeng maker della situation, ma forse a 'sta Tamburi sarei dovuto intervenire subito ed orientare il dibattito su 'sto snodo cruciale: Chi lo fa il segretario quest'anno?
Una associazione E' chi la compone
Una associazione, stante questo corpo sociale (e il corpo è anima quanto l'anima è corpo), è chi la guida, duce o conduce, il segretario, la testa, il capo; se il corpo non è d'accordo prende lo statuto in mano e convoca l'assemblea; insomma: è a seconda di chi è il capo che uno decide se essere – dare - o meno corpo di – a (da-in-con-su-per- no pardon) – un'associazione.
Col dibattito spostato su altro, col Bacchi dimissionario che dice che il segretario lo rifarà anche, ma per come potrà, col rischio pesante di non poter fare “abbastanza” - ci ridurremo ad essere come le tante associazioni sparse per l'Italia (no, dico, a Milano a me mi stan simpatici, ma la quantità di iniziative rispetto a quelle del Bacchi è tipo uno a dieci, e lo sanno benissimo anche loro e ci scherzano sù!). Sarà una Tamburi zoppa? Sarebbe servito a qualcosa che intervenissi per dire, ma in modo più netto di quanto altri han saputo fare, che le sue “dimissioni” erano Respinte!?
Col Bedarida che ha (giustamente, per carità) altro da fare, Vittorio che “se ne va” (da Radicali Italiani), l'Elisa che “ma che sei scemo?”, la Livia che non gli è passato nemmeno per l'anticamera del cervello, lo Scheggi che sostanzialmente 'un cià voglia, i Ragazzini percaritàdiddio-con-quella-storia-della-professoressa-di-Palermo io no (ragazzi non vi conosco, non vi offedete, sennò che cazzo si nasce fiorentini a fare), la Moretti bah beh bih --- il Lensi, dico la verità, persino rogne forzaitaliote a parte, sarebbe stata una interessante svolta sperimentale per provare finalmente a indirizzare la nostra politica sul locale: di solito sul locale, fra radicali, in realtà Non si è d'accordo su quasi nulla, la “radicalità” delle nostre proposte agisce su altri livelli (e me ne duole, me ne duole), come disse Antonio anni fa “non è la ragione del nostro stare insieme”- epperò con un espertone del ramo tipo Massimo: chissà! La cosa m'ha intrigato per qualche attimo.
La mozione – prof di Palermo a parte – devo dire che era davvero simpatica. Che si fa noi per l'intanto? Si Ri-Aderisce a Radicali Italiani (mi ha fatto davvero ridere; rispostina simpatica a chi, quando gli scrivi una letteraccia, ti chiede i documenda), e si dice che si ristrutturerà (o ricostruirà?) l'associazione – quando la netta impressione è che, appunto, si stia provando a mettere un freno alla sua decostruzione. E in bocca al lupo all'Elisa tesoriera (ché perlomeno non si potrà più dire che).

5.


[L'Ignava Isaura]
In conclusione, ragazzi, con tutte le cose che non vi ho detto (ma ve le dirò, ve le dirò – mentre vi state scaccolando una fessura interdentale e non potete rispondere): siete la mia telenovela preferita, il mio ruolo da non protagonista mi esalta, non vi abbandonerò mai. Ci vediamo il 2 gennaio, o dopo.

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Commenti:

un ciò tempo che devo combatte col presidente il socio dell'uliveta e la di lui consorta
altro dirti non vò che la tua festa . . .
a dopo dina
 
L'ignava durlindana del Braccini!
 
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-ClAryclE
 
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