giovedì, maggio 13, 2004

 

Daniele Cernilli: MEMORIE DI UN ASSAGGIATORE DI VINI

Einaudi, 194 pp., euro 12
Cofondatore e condirettore del Gambero Rosso, Cernilli condensa in queste pagine un’autobiografia enologica, un bignami di storia e geografia del vino, una piccola introduzione ai piaceri del gusto e dell’olfatto.
Si rivolge ai profani con l’intenzione civettuola di non blandire i cultori ed espone sinceramente le proprie idiosincrasie (la lista dei vini preferiti, insomma). Dopo la gioventù in cui voleva cambiare il mondo, il nostro si rassegna a perlomeno “cambiare il vino”, e si forma in un periodo in cui nomi come Veronelli, Brera e Soldati emancipano “gli argomenti di carattere enogastronomico dal ruolo folkloristico che la cultura italiana aveva loro assegnato”. Oggi siamo piuttosto abituati a eccessi “gastrofanatici”, di cui Cernilli si fa gioco con una fulminante lista di stereotipi degli assaggiatori.
Insieme con la storia moderna del vino (cominciata a Bordeaux nel Settecento, in una “pianura sconfinata punteggiata da vigneti fittissimi e bassi”, proseguita nello Champagne, dove s’inventò l’assemblaggio di vini, e quel tappo di sughero grazie al quale, casualmente, si scoprì la “spumantizzazione”, per arrivare ai giorni nostri), Cernilli dispensa in leggerezza le distinzioni fra “vini di sole” e “vini di luce”. Poca “ampelografia” (la botanica dei vitigni), e ottime dritte finali su come distinguere un novello da un vino maturo, un vino del Nord da uno del Sud.
(Giulio Braccini)


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