mercoledì, marzo 01, 2006

 

Il Regime di Monopolio dei Saperi




Il regime di monopolio comporta la non libertà di scelta individuale: devo comprare il caffé a quel prezzo e da quel distributore. Ad un livello di beni molto più essenziali, la marcia del sale di Gandhi è un chiaro esempio di lotta antimonopolista che subito viene in mente.
Nel campo del monopolio virtuale (ma cosa non è virtuale oggi? ben poco in fondo, a parte il caffé e il sale) la faccenda è più sottile, ma non meno vitale.
Perché? Noi chiediamo ai media quello che ci offrono. Se sono controllati da un Regime che dispensa gli stessi contenuti in qualunque canale, ci scordiamo o non sapremo mai di altri sport, altra musica, altra pittura, altro teatro, altre notizie, ne' le pretenderemo, non avendo più ne' radici, ne' speranze. Mi sembra che valga quella legge economica che dice che in secoli bui la moneta vile scaccia quella nobile. Ci inter-scambiamo così spazzatura, e a prezzi alti: il nostro tempo e la nostra vita spesa ad ammazzare il tempo, perché il regime ci vuole epsilon minus e pieni di droga mediatica.

Prendiamo invece Internet e la miriade di progetti wiki, copyleft, open source, freenet.
Ne so poco, ma molto più di altri, perché li uso.
Accedo ad una fonte vastissima di sapere -non mi basterebbe una vita per esplorarlo tutto - e ad una velocita' mille volte (non e' una iperbole si tratta proprio del numero 1000) superiori a quelle dell' informazione televisiva. E non e' spazzatura, benche' (o forse proprio perchè) non sia stata prodotta da nessun mercato. Nessuno mi fa sentire un ladro, perche' accedo a queste fonti sotto licenza GPL o Creative Commons: "some rights reserved", quelli degli autori appunto a far circolare liberamente i loro lavori (e d'altra parte, al contrario, in un regime non libertario sei onesto al prezzo che decidono dall'alto, non hai potere contrattuale).

Non sto quindi parlando solo di Linux contro Windows, o di Wikipedia contro l'Enciclopedia Britannica. Un docente universitario può consigliare ai suoi studenti testi su cui studiare reperibili su portali come Physical Science Information Gateway o FreeScience, dove altri docenti mettono a disposizione i loro e-books sotto licenza GNU al di fuori di ogni logica di mercato tradizionale (monopolio in pratica).

Un caso emblematico di vincolo alla circolazione della conoscenza posto dal mercato illiberale e' la lievitazione dei costi delle pubblicazioni su riviste scientifiche che strozza le biblioteche di ateneo (per non parlare dei privati) interferendo pesantemente sulle opportunità di accesso alla conoscenza.
Non che le case editrici non facciano bene a pubblicare libri, anzi molti sono eccellenti. Spesso pero' sono uno uguale all'altro senza nessuna inventiva, nessuna innovazione originale a parte colori e figure sempre piu' belle e prezzi di copertina sempre più alti. Ma in un libro cerco una spiegazione, una impostazione che l'autore di un altro non aveva preso in considerazione, un modo di veder le cose da un altro punto di vista che aiuta a capire più dei precedenti e superare un determinato scoglio. Il fatto e' che posso scegliere ora, e quando compro qualcosa e' perché vale cosi' tanto che e' difficile trovarne un sostituto in rete, oppure perché voglio premiare uno sforzo di bellezza ed intelligenza originale e innovativo.

Prendiamo ora tutte le vie attraverso cui la rete può essere controllata e snaturata, illimitate come le sue possibilità, e non si parla di Iran o Cina o della Russia di Putin, ma di una democrazia occidentale. Tra i pretesti più comuni con cui si cerca di restringere l'accesso posso ricordare:
1. motivi di parental guidance, di ordine pubblico, di tutela dei minori;
2. motivi morali o religiosi;
3. motivi di tutela del patrimonio dell'ingegno;
4. motivi economici, semplicemente alzando il prezzo, ultra-tassando, un servizio che molti affermano essere un diritto inalienabile dalla nascita: il diritto di connettersi alla rete come nuovo diritto di cittadinanza (in Italia la politica resta fondamentalmente muta su questo punto, con poche eccezioni, tra cui la piu' popolare è Beppe Grillo);
5. motivi di concorrenza con media già addomesticati ed usati per controllare il consenso.

Li chiamo pretesti perché dietro a un fondo di verità nascondono il desiderio di potere, di individui su altri individui, che cavalca strumentalmente le paure e i sentimenti di riaffermazione identitaria intollerante (sia essa di tipo religioso, o socio-culturale, o più esplicitamente razzista) incoraggiate presso milioni di esseri umani attraverso l'uso degli stessi mass media. Penso, sempre a titolo di esempio, alla campagna strumentale contro la pornografia di Nixon negli US degli anni '70 (look inside deep throat), che non ha dato davvero grandi risultati se non una più forte divaricazione fra atteggiamenti moralistico-proibizionisti da un lato e lievitazione dell'offerta del settore dall'altro. O ancora, più vicino e più inquietante esempio, il clima di crescente scontro fra civiltà e culture diverse, in definitiva tra esseri umani profondamente identici, voluto dai potenti della terra e potenzialmente disinnescabile anche tramite la libera circolazione dei saperi.

La differenza che mi hanno insegnato al liceo tra sapienza e scienza mi convince ancora: scienza significa conoscenza, non serve molto per la filosofia, ma ci si fanno ascensori e computer che funzionano benissimo. Sapienza deriva da "sapio", assaggio, implica una partecipazione individuale, una comunicazione tra individui ed una felicità. Io non voglio essere defraudato da questa felicità. Voi si?

E ora lascio il posto a miglior fabbro, con un elenco di collegamenti a soggetti che stanno facendo ricerca e anche lottano, nel senso radicale, libertario e non violento del termine, per questa grande e irrinunciabile opportunità.

Per quanto riguarda forme diverse di attribuzione dei diritti di autore segnalo la pagina di Creative Commons, progetto nato alla Stanford University e lanciato anche in Italia:
http://creativecommons.it/

Sul versante del free (a distribuzione libera) e open (a sorgente aperto) software (open is not free) resta fondamentale il sito della Free Software Foundation
http://www.fsf.org/
e del progetto GNU – GPL (General Public Licence)
http://www.gnu.org/copyleft/gpl.html

Il sito http://sourceforge.net/ contiene un numero straordinario di progetti open software, cioé programmi scaricabili legalmente per tutti i sistemi operativi.
In particolare il progetto freenet (http://freenet.sourceforge.net/) promuove la pubblicazione su web di contenuti informativi a prova di censura.

Perché no? La grande comunità web del mio programma preferito di scrittura digitale (TeX,LaTeX):
http://www.tug.org/

Associazioni e collettivi italiani attivi sui temi delle libertà e diritti digitali sono per esempio Isole nella rete, Stranonetwork e Autistici/Inventati, il nuovissimo progetto Calcolo:
http://www.ecn.org
http://www.strano.net
http://www.inventati.org
http://www.calcolo.org

Un progetto che ha puntato tutto su processi cooperativi di produzione dei contenuti è Ippolita:
http://ippolita.net/

Il gruppo "Laser'' (http://e-laser.org/) conduce una attivita' interessante in tema di sapere liberato: free software e libera circolazione dei prodotti della ricerca scientifica.

La campagna Cris-Italia, aderente al network internazionale per i Communication Rights nella società dell'informazione, ha accompagnato il processo di partecipazione della società civile ai WSIS- World Summit sulla Società dell'informazione a Ginevra e a Tunisi:
http://www.cris-italia.info/

Una nuova rivista che affronta il tema delle implicazioni sociali e politiche delle nuove tecnologie della comunicazione è promossa dalla Associazione ISDR-Il secolo della Rete:
http://www.ilsecolodellarete.it/

E' proprio da un recente incontro ISDR organizzato a Firenze dalla sociologa Anna Carola Freschi, che qui ringrazio, che ho tratto spunto per questo breve articolo.
Con la speranza che la comunità del sapere tollerante e non violento cresca ed unisca sempre di più chi, pur partendo da esperienze differenti, approda allo stesso desiderio e impegno di verità e giustizia.
La foto è di George Orwell, da Wikimedia Commons ("This image or other media file is in the public domain because its copyright has expired.")


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