venerdì, marzo 03, 2006

 

I pity the poor immigrant


Finnish immigrant Onni Toivonen (with the cigarett in his hand), from Karijoki (Bötom), with wife and a unknown person in Canada. Photo in the Family album, owned by Harri Blomberg, GNU Free Documentation License

Tempo addietro, forse negli '80, trasmettevano una rubrica del Telegiornale: "Non solo nero," condotto da una giovane giornalista Maria de Lourdes Jesus di origine capoverdiana.

La trasmissione, se mi ricordo bene, era incentrata sulla opportunità in più costituita dal plusvalore di culture diverse e diverse esperienze. A parte la simpatia immediata, il taglio della trasmissione mi parve deludente, incompleto.

Mi sembrava che andasse speso meglio il fortunato accadimento che, in Italia, tra le tante disgrazie che abbiamo avuto, non ci sia mai stato un Ku Klux Klan. Perché su quei contenuti tolleranti ci eravamo già. Però chiunque di noi si può tramutare in un cavaliere razzista se gli viene detto che un immigrante viene da noi a rubare il posto di lavoro ai nostri figli ed a mettere in pericolo la nostra vita ed il nostro benessere. Che questo non sia vero e sia solo strumentale a qualcuno, per fare carriera politica, a buon mercato, sulle nostre paure, va discusso, va seminato.

Poi i buoni sentimenti ci hanno portato dove potevano. Nessuna valida alternativa alla paura. Anche se allora già si parlava di crescita zero e questi possibili nuovi cittadini rappresentavano una ricchezza più che una minaccia.

Anche se era già cominciata la scommessa tra integrazione e sfruttamento, tra l'innesco di una bomba a orologeria di risentimento e l'accoglienza in uno stato in cui l'ordine si fa trasmettendo il rispetto del diritto, dai cittadini ai nuovi arrivati.

Mi ricordo che c'era la delinquenza per le strade e c'erano i topi di appartamento anche prima dell'ondata migratoria, anche se da un certo punto in poi l'immigrato è diventato il capro espiatorio.
Dall'altra parte il mellifluo e poco costruttivo luogo comune che gli Italiani dovevano mostrare solidarietà, ricordandosi di quando erano stati loro gli immigrati in Svizzera. Ma gli Svizzeri le loro leggi le rispettavano, senza bisogno di farne speciali e sognare governi forti ed hanno retto all'impatto, facendole rispettare, diventando più ricchi ed offrendo una opportunità agli immigrati italiani. Noi abbiamo la rabbia e l'orgoglio (ma di cosa? Firenze era sporca ed i suoi tesori d'arte in pericolo anche prima che arrivassero i somali a mettere una tenda in Piazza del Duomo.)

Ora la giornalista Maria de Lourdes Jesus (sono andato a ricercarla su internet 20 anni dopo) è in campo con l'inserto Metropoli, su La Repubblica, e con altre iniziative, a dare informazioni alle persone che vengono a lavorare onestamente da noi, sui diritti e le opportunità che offre questo paese.

Ma sarà ancora invano se non espelliamo dal nostro elettorato passivo i professionisti della paura e della demagogia.

"I pity the poor immigrant" è il titolo di una canzone di Dylan (mi sono citato addosso) la cui interpretazione è dibattuta. Io suppongo che Dylan intendesse con questa frase "sibillina" semplicemente che aveva compassione del povero immigrante. Povero per la sua ignoranza ed inadeguatezza, ma povero, aggiungo io, per l'ignoranza ed inadeguatezza del paese che lo ospitava.


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